L’Italia censura internet

di Vito Verna Commenta

A partire da oggi l'Agcom sarà dunque l'unica autorità italiana a poter decidere in che momento ed in quale misura censurare un qualsiasi sito internet oscurandolo completamente piuttosto che inducendo il proprietario, entro una determinata scadenza, a rimuovere determinati contenuti parziali piuttosto che vere e proprie intere sezioni.

L'Italia censura internet

Sembrerebbe quanto di più incredibile si sia sentito negli ultimi decenni eppure, purtroppo, sarebbe fin troppo tragicamente vero.

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Proprio mentre vi scriviamo, infatti, il Governo Monti starebbe pubblicamente emanando un provvedimento, semplicemente e banalmente definito “Disposizioni interpretative in materia di competenze dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni”, grazie al quale Antonio Catricalà, noto ed eminente giurista italiano ieri presidente dell’Antitrust oggi sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, darebbe pieni poteri decisionali, verrebbe quasi da dire poteri di vita di e di morte, all’Agcom, ovverosia all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, in materia di oscuramento dei siti internet e controllo dei provider.

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A partire da oggi, de facto, l’Agcom sarà dunque l’unica autorità italiana, tra l’altro di nomina politica e tutt’altro che super partes, a poter decidere in che momento ed in quale misura censurare un qualsiasi sito internet, oscurandolo completamente piuttosto che inducendo il proprietario, entro una determinata scadenza, a rimuovere determinati contenuti parziali piuttosto che vere e proprie intere sezioni.

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Considerando, però, come una tale “disposizione interpretativa” contrasti con le più elementari norme e direttive europee in materia di libertà di informazione, di definizione dei contenuti protetti da copyright, di oscuramento dei siti internet e di controllo sull’operato di vigilanza dei provider, Corrado Calabrò, dal 2005 presidente dell’Agcom, avrebbe immediatamente provveduto, non appena venuto a conoscenza dell’approvazione della succitata “disposizione interpretativa”, all’emanazione di una delibera che consenta all’Agcom di non reperire, o per lo meno di non reperire completamente, le su indicate direttive comunitarie.

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