Tetto sugli interessi per la prima casa

di Giuseppe Aymerich Commenta

mentre la prima misura aveva una finalità sostanzialmente dilatoria, questa seconda presenta invece risultati ben più pratici..

Dopo la misura di giugno, che stabiliva un tetto massimo per le rate ad interesse variabile (con conseguente slittamento del pagamento delle eventuali eccedenze a fine mutuo), il Governo ha pensato ad un’altra misura per dare una mano a quei tantissimi italiani che hanno chiesto un mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale e sono rimasti strozzati dall’imprevisto oscillare del tasso di riferimento.

E mentre la prima misura aveva una finalità sostanzialmente dilatoria, questa seconda presenta invece risultati ben più pratici: in nessun caso il tasso d’interesse a carico del mutuatario può superare il 4%.


Il che significa che se si è stipulato un contratto a tasso variabile e se a causa della turbolenza finanziaria il suo valore sale al di sopra di questo tetto, l’eventuale eccedenza è totalmente a carico del bilancio dello Stato.

La misura però non è strutturale bensì eccezionale (dato l’attuale momento storico), e dunque si scontra con due pesanti limitazioni: innanzitutto il discorso riguarda solo i mutui stipulati entro il 31 ottobre 2008, e in secondo luogo la misura sarà applicata solo alle rate che matureranno nei dodici mesi del 2009.


Quello dei mutui è spesso l’incubo che più di ogni altro toglie il sonno agli italiani. Tutte le statistiche dimostrano come l’ammontare medio della rata cresca di anno in anno (oggi il 53% dei mutuatari paga ogni mese più di 750 euro), e dunque una boccata d’ossigeno è ben gradita.

Alcuni analisti, tuttavia, ridimensionano notevolmente la portata della misura: si calcola che il tasso medio nel 2009 si aggirerà intorno al 4,3%, e dunque l’eccedenza sul tetto che andrà a carico dello Stato sarà in verità alquanto modesta.

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