La spending review non tocca le spese militari

di Vito Verna Commenta

Una manovra che, però e per quanto apparentemente efficace possa sembrare, non sarebbe stata ben vista da moltissimi addetti ai lavori poiché l'ingente riduzione di personale di cui sopra sarebbe in realtà, purtroppo, solamente virtuale.

La spending review non tocca le spese militari

Si al taglio, anche consistente, del personale, no al taglio, neppur in minima parte, degli armamenti.

IL GOVERNO MONTI STA LAVORANDO ALLA NUOVA MANOVRA

Grazie a queste poche e semplici parole si riuscirebbe ottimamente a riassumere la spendig review operata dal Ministero della Difesa italiano che, nonostante la crisi economica e finanziaria in corso e l’importante opera di revisione della spesa imposta a tutti i Ministeri dal Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti grazie alla consulenza del Commissario alla Spending review Enrico Bondi, avrebbe si deciso di rinunciare a parte del proprio personale ma non già purtroppo, a parte dei propri costosi, e forse inutili, armamenti.

RIFORMA DEL SISTEMA PREVIDENZIALE DEL GOVERNO MONTI

Una revisione della spesa, stando a quanto avrebbero dichiarato alcuni esperti del settore, che più che essere effettivamente tale sarebbe in realtà uno spostamento di risorse, sicuramente significativo ed incisivo, che consentirebbe al Ministro ed Ammiraglio Giampaolo Di Paola di non rinunciare all’acquisto dei più evoluti e dispendiosi armamenti attualmente presenti sul mercato riducendo, tuttavia, addirittura il 10% dell’organico nell’arco dei prossimi tre anni.

LEGGE DI STABILITÀ FINANZIARIA 2012

Una manovra che, però e per quanto apparentemente efficace possa sembrare, non sarebbe stata ben vista da moltissimi addetti ai lavori poiché l’ingente riduzione di personale di cui sopra sarebbe in realtà, purtroppo, solamente virtuale.

Se, infatti e grazie a questa ingente spending review interna (che mirerebbe a risparmiare, entro la fine del 2015, ben 1,1 miliardi di euro, quasi la metà dei quali saranno recuperati grazie alla consistente riduzione delle missioni di pace all’estero), addirittura l’1% del personale attualmente impiegato comincerà a lasciare l’esercito, ovviamente a partire da gennaio 2013, moltissime di queste 20.000 unità (a tanto, infatti, ammonterebbe la riduzione dell’organico prevista dal Ministro Di Paola entro i prossimi 3 anni) non verranno né pensionate anticipatamente né trasferite bensì, purtroppo, verranno semplicemente messe in ausiliaria (ovverosia in una sorta di aspettativa che garantirebbe loro il diritto di percepire una speciale indennità, prerogativa esclusiva dell’esercito, equivalente addirittura al 95% dell’ultimo stipendio percepito).

Salvi invece, completamente salvi, i 90 cacciabombardieri di 5^ generazione F – 35, le 10 fregate multiruolo e antisommergibili della Classe FREMM (FRegate Europee Multi-Missione) ed il sistema di comunicazione satellitare di ultima generazione Forza NEC, in grado di contattare, in tempo reale, ciascun uomo e ciascun mezzo del Ministero della Difesa ovunque esso si trovi, e la cui progettazione potrebbe costare più di 650 milioni di euro.

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