Sindacati chiedono aumento stipendi italiani

di Vito Verna Commenta

Apparirebbe evidente il paradosso che caratterizzerebbe il mondo del lavoro italiano rallentandolo e, di conseguenza, rallentando la ripresa economica di cui avremmo un disperato bisogno.

La notizia che gli stipendi italiani siano più bassi di quelli greci avrebbe rapidamente fatto il giro della Penisola e, sebbene informalmente incorretti (poiché i dati diffusi negli scorsi giorni dall’Eurostat si riferirebbero, come avrebbero già in giornata precisato i principali quotidiani nazionali, ai salari al lordo delle tasse) avrebbe lasciato letteralmente sconvolti sia i cittadini che le forze sociali.

I veri problemi, come evidenziato sia dai sindacati che dagli addetti ai lavori, sarebbero in realtà due:

eccessivo costo del lavoro

eccessivo carico fiscale.

RIFORMA DEL MERCATO DEL LAVORO

Il primo, causato da aliquote contributive (solamente il TFR, per esempio, inciderebbe per il 40% sul costo del lavoro) letteralmente stellari, causerebbe a sua volta sia la riduzione della busta paga lorda del dipendente sia la riduzione degli investimenti esteri in patria.

Il secondo, causato da una politica fiscale ancora eccessivamente restrittiva, consentirebbe di conoscere lo stipendio netto percepito dai lavoratori, italiani ed europei, garantendo un più equo confronto che, sebbene non ci veda relegati agli ultimi posti, certamente non ci premierebbe comunque.

Aldilà delle succitate considerazioni apparirebbe evidente il paradosso che caratterizzerebbe il mondo del lavoro italiano rallentandolo e, di conseguenza, rallentando la ripresa economica di cui avremmo un disperato bisogno.

Proprio per questo motivo, come ricordato in mattinata dal segretario generale dell’Unione Italiana Lavoratori, o UIL, Luigi Angeletti, sarebbe necessario intervenire strutturalmente e concretamente per la riduzione delle tasse gravanti sui salari, eventualmente dimenticandosi del famigerato Articolo 18 dello Statuto dei Lavorati per concentrarsi sulla sistemazione delle carenze strutturali delle quali soffrirebbe il mondo del lavoro italiano (il Governo Monti, stando alle dichiarazioni di Angeletti, starebbe invece perdendo tempo concentrandosi su questioni di carattere formale o secondario).

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