Proposta di legge per riforma dei partiti

di Lucia Guglielmi Commenta

Ci sono partiti scomparsi che ancora prendono soldi delle elezioni passate attraverso proprio la formula del rimborso elettorale, la cui entità è spesso di gran lunga superiore al livello delle spese realmente sostenute.

Non si chiama più finanziamento pubblico ai partiti, ma rimborso elettorale. Cambia il nome ma praticamente, stando anche alle ultime vicende di cronaca politica, diventata di natura giudiziaria, non cambia la sostanza.

Ci sono partiti scomparsi che ancora prendono soldi delle elezioni passate attraverso proprio la formula del rimborso elettorale, la cui entità è spesso di gran lunga superiore al livello delle spese realmente sostenute. Nel complesso non trattasi di un bell’esempio specie se si considera che sempre più italiani fanno fatica a sbarcare il lunario.



FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI E RIMBORSO ELETTORALE

E così ci sono partiti che in cassa hanno milioni di euro di liquidità che diventa buona per fare investimenti, così come parte di questa liquidità viene sottratta o non si sa dove vada a finire come s’è letto sui giornali nelle scorse settimane.

NUOVO PARTITO MODERATO, LIBERISTA, CATTOLICO

Secondo il coordinatore della segreteria nazionale del Partito Democratico, Maurizio Migliavacca, occorre che venga adottata con urgenza una riforma dei partiti. E per questo il PD ha presentato una proposta di legge per far sì che, tra l’altro, sulla concessione dei rimborsi elettorali vengano imposti dei paletti. Tra questi l’obbligo della certificazione dei conti da parte di un’impresa esterna ed indipendente, una società di revisione al pari di quanto avviene per le aziende quotate in Borsa.

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