Decreto Alfano anti-scarcerazioni approvato dal CdM

di Alessandro Bombardieri 1

Questo d.l. evita l’annullamento di moltissimi processi a carico di tanti detenuti con alle spalle un curriculum criminale corposo.

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E’ stato approvato con l’unanimità del Consiglio dei Ministri, il decreto Alfano anti-scarcerazioni, per il quale c’erano addirittura 388 processi che rischiavano di saltare.

Il Guardasigilli ha scritto questo decreto per evitare appunto la scarcerazione di moltissimi boss e mafiosi in seguito alla sentenza della Cassazione che dichiarava competenza della Corte d’Assise i reati aggravati di mafia, invece che dei tribunali.

Ora con questo decreto legge si è ristabilita la competenza dei tribunali su questi casi aggravati a capi di organizzazioni mafiose.

Sono state tuttavia ampliate le competenze della Corte d’Assise, ora estese anche a delitti, consumati o tentati, di maggiore allarme sociale, tranne appunto i reati di mafia, la cui competenza è tornata in mano ai tribunali.

Alfano ha voluto spiegare che questo d.l. evita l’annullamento di moltissimi processi a carico di tanti detenuti con alle spalle un curriculum criminale corposo. Come detto erano ben 388 i processi che rischiavano l’azzeramento: di questi 243 in essere presso le Corti d’appello dei tribunali, 4 presso le procure generali e 141 pendenti presso le Direzioni distrettuali antimafia.

Sono tre i punti cardine del d.l.: ovviamente porre rimedio al rischio di azzeramento dei processi; affidare la competenza di tali processi ai tribunali; modificare le competenze della Corte d’Assise.

E’ arrivata qualche critica ai giudici che hanno redatto la sentenza 4964, ma secondo Alfano si è trattato di un errore nell’interpretazione della norma, non di un errore della norma stessa.

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