Retribuzioni dei dipendenti del Parlamento italiano

di Vito Verna Commenta

Stipendi e pensioni d'oro dei dipendenti del Parlamento Italiano stanno facendo infervorare l'opinione pubblica del Bel Paese.

Più che la manovra salva-Italia in sé, con tutte le conseguenze che avrà sulla situazione economico-finanziaria di ogni singolo cittadino della Penisola, in questi ultimi giorni sta facendo scalpore l’accesissima discussione sorta intorno ai dati recentemente diffusi dalla Commissione Giovannini che, sebbene preliminari e passibili di profonde revisioni, lascerebbero intendere come gli stipendi dei parlamentari italiani siano, confermando ancora una volta l’impressione che in Italia siano decisamente eccessivi i privilegi dei politicigli stipendi più alti d’Europa.

Eppure ancor più alti, almeno stando alle dichiarazioni che in questi ultimi giorni si starebbero succedendo senza posa, sarebbero le retribuzioni dei dipendenti del Parlamento italiano che, in alcuni casi e grazie ad un favorevolissimo sistema di promozioni, riuscirebbero a percepire una busta paga da veri e propri re.

Non solo, quindi, vi sarebbe da tener conto, in questa nostra sorta di revisione degli sprechi italiani, della sedicesima dei dipendenti del Senato, bensì anche delle 15 regolari mensilità concesse a chiunque abbia avuto la fortuna di venir assunto dalla principale istituzione italiana, ovverosia il Parlamento, letteralmente equivalenti, nel caso in cui ci si riferisca allo stenografo del Senato della Repubblica, alla retribuzione lorda annua percepita dal re Juan Carlos di Spagna, ovverosia circa 290.000 euro.

Vantaggi che, naturalmente, si rifletterebbero sulle pensioni, anch’esse d’oro, delle quali qualunque dipendente, prima dell’introduzione vera e propria del sistema pensionistico pro-rata, potrebbe godere con grandi vantaggi.

Chiunque sia oggi stipendiato dal Parlamento italiano, infatti, potrebbe decidere di andare in pensione anticipata (per esempio a 53 anni invece che a 60 nel caso in cui lavori almeno dal 1998) subendo una piccola, irrisoria, penalizzazione che gli consentirebbe comunque, nel caso in cui si tratti di un consigliere, di percepire un assegno pensionistico pari a circa 300.000 euro lordi annui.

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