Piloti e Colaninno ai ferri corti

di Giuseppe Aymerich Commenta

Il motivo del loro dissenso deriva dal ritenere eccessivamente penalizzanti il rifiuto di accettare contratti part-time..

Piloti e assistenti di volo, che già si erano rivelati i più irriducibili nella faticosa trattativa di inizio autunno, hanno dunque disseppellito l’ascia di guerra.

Le loro rappresentanze autonome (Anpac, Up, Avia, Anpav e Sdl) hanno rifiutato di firmare il contratto già sottoscritto dalla CAI e dai sindacati confederali.


Il motivo del loro dissenso deriva dal ritenere eccessivamente penalizzanti il rifiuto di accettare contratti part-time (cosa che potrebbe ridimensionare gli esuberi) e alcune regole molto selettive per l’assunzione di soggetti svantaggiati come coloro che dispongono di famiglie troppo numerose oppure gravati da handicap, per i quali il potere lasciato alla CAI di procedere alle assunzioni o meno sarebbe eccessivamente discrezionale.

Il presidente della cordata di imprenditori che ha costituito la CAI, Roberto Colaninno, si è dichiarato amareggiato da quanto accaduto, ma ritiene tuttavia che l’intoppo dovrebbe essere risolto prossimamente. Secondo i piani della Compagnia, i voli della nuova Alitalia inizieranno a decollare già a partire dal primo dicembre, senza alcun rinvio.

Colaninno, dopo aver elogiato Gianni Letta, il braccio destro del premier (che avrebbe convinto nei giorni scorsi i sindacati confederali a ritornare al tavolo delle trattative), ha anche contestato i “veti corporativi” imposti dalle rappresentanze sindacali autonome, e ha asserito che “la nuova Alitalia non ha futuro con la logica dei no”.


Colaninno si è anche augurato che molti lavoratori si ribellino ai propri sindacati di riferimento e facciano fallire la protesta.

Ma in verità la vera tegola che rischia di abbattersi sull’intero piano di salvataggio potrebbe piovere da Bruxelles. La Commissione Europea sta valutando proprio in questi giorni l’intero piano e ci sono rilevanti possibilità che bocci, come illegittimo aiuto di Stato, il prestito-ponte di 300 milioni di euro.

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