I punti critici della riforma del lavoro

di Vito Verna Commenta

Punti critici rimangono la flessibilità in entrata, la flessibilità in uscita e gli ammortizzatori sociali.

I punti critici della riforma del lavoro

Nonostante un’intesa tra il Governo Monti e i partiti della maggioranza sia stata informalmente trovata, la riforma del lavoro, così come elaborata dal ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Elsa Fornero, scontenterebbe le numerose altre parti sociali coinvolte nella delineazione del futuro mercato del lavoro che, al momento, non sembrerebbero manifestare la benché minima intenzione a pervenire ad un accordo qualsiasi.

Punti critici rimangono la flessibilità in entrata, la flessibilità in uscita e gli ammortizzatori sociali.

FLESSIBILITA’ IN ENTRATA

Le nuove forme contrattuali elaborate dal Governo Monti, il cui unico obiettivo sarebbe quello, per lo meno stando alle indiscrezioni, di rendere il mondo del lavoro meno precario grazie alla possibilità di entrarvi in maniera decisamente più graduale, avrebbero scontenta Emma Marcegaglia e con lei tutta la Confindustria.

Le imprese italiane, soprattutto se di medie o di piccole dimensioni, potrebbero infatti non riuscire a sostenere l’aggravio fiscale previsto per tutti quei soggetti che, non adattandosi alle direttive governative, dovessero scegliere di non trasformare i propri dipendenti a tempo determinato in dipendenti a tempo indeterminato

FLESSIBILITA’ IN USCITA

La flessibilità in uscita, in particolare, spaventerebbe e scontenterebbe le principali sigle sindacali che, soprattutto nella possibile abolizione dell’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori piuttosto che nella sua trasformazione sul modello tedesco, vedrebbero la fine di tutte le tutele dei più basilari diritti umani (come riuscire a capire, infatti, in quali casi codesto strumento sarebbe usato in modo corretto piuttosto che in modo del tutto arbitrario e senza la possibilità, per il dipendente ingiustamente ed illegalmente licenziato, di far valere il proprio diritto al reintegro piuttosto che ad un adeguato indennizzo?)

AMMORTIZZATORI SOCIALI

Per quanto riguarderebbe codesto punto, purtroppo, l’accordo potrebbe non trovarsi se non in seguito a lunghissime ed estenuanti discussioni.

Se, infatti, da un parte gli strumenti proposti dal governo non sarebbero adeguati a sostenere il cambio di direzione che l’esecutivo intenderebbe intraprendere, dall’altra non vi sarebbero nemmeno i fondi, a meno di non chiederli direttamente alle aziende, per attuare la riforma del welfare.

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