Disoccupazione in crescita tra la popolazione laureata

di Vito Verna Commenta

Il vero problema sarebbe rappresentato dal totale disinteresse, evidentemente giustificato da fattori economici,dei datori di lavoro nei confronti della popolazione laureata che, in sostanza, non troverebbe alcun valido posto all'interno delle strategie dirigenziali aziendali a favore di una popolazione decisamente meno specializzata

Il lavoro, per i giovani italiani, sarebbe oramai divenuto praticamente irraggiungibile, un miraggio agognato molto più che nel corso degli ultimi 4 anni ovvero, come molti certamente sapranno, dall’inizio di questa terribile, ed opprimente, crisi economico-finanziaria che ancora stenterebbe a risolversi”.

Queste le parole con le quali i responsabili del Consorzio Interuniversitario ALMALAUREA, in occasione del quattordicesimo “Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati” della CRUI, altrimenti detta Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, avrebbero commentato il tasso di occupazione dei laureati italiani nonché il peso degli stessi nelle assunzioni aziendali.

AMMORTIZZATORI SOCIALI AL CENTRO DELLA RIFORMA DEL LAVORO

Ebbene la situazione, come dianzi anticipato, non potrebbe essere peggiore di quella fotografata dagli esperti di ALMALAUREA nel corso degli ultimi 4 anni (dati 2008 – 2011) poiché, in questo lasso di tempo, la disoccupazione tra la popolazione laureata sarebbe praticamente raddoppiata.

DISOCCUPAZIONE MAI COSÌ ALTA DAL 2011

Sebbene, infatti, a fine 2008 i laureati triennali assunti a 12 mesi dal conseguimento dell’ambito titolo fossero appena l’89%, oggi sarebbero calati sino a toccare valori prossimi all’80,6%.

ITALIANI POPOLO DI INATTIVI

Peggiore, e di gran lunga, la situazione per tutti coloro i quali si sarebbero laureati con il 3+2 giacché, all’interno di questo vastissimo sottoinsieme, i disoccupati sarebbero passati dal 10,8 al 19,6%.

Il vero problema, come denunziato stamane dagli analisti del Consorzio Universitario ALMALAUREA, sarebbe rappresentato dal totale disinteresse, evidentemente giustificato da fattori economici,dei datori di lavoro nei confronti della popolazione laureata che, in sostanza, non troverebbe alcun valido posto all’interno delle strategie dirigenziali aziendali a favore di una popolazione decisamente meno specializzata.

Si spiegherebbe così, avrebbero concluso gli esperti intervenuti al convegno di cui sopra, la bassissima percentuale, pari ad appena il 12,5%, della domanda di laureati delle imprese italiane.

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