Sprechi sanità

di Redazione Commenta

Non diminuisco gli sprechi nella sanità pubblica

Che la Sanità pubblica italiana non goda di ottima salute è cosa più che risaputa per i milioni di utenti che quotidianamente sono costretti ad affrontare attese, ritardi, inefficienze fino a veri e proprio episodi di mala sanità. Strutture vecchie e in molti casi fatiscenti, personale scarso e spesso poco disponibile anche in virtù di turni massacranti.


Ma quello che davvero dovrebbe fare indignare tutti sono gli sprechi del denaro pubblico, perché spesso le strutture pubbliche rappresentano dei veri e proprio buchi neri dove i finanziamenti spariscono nel nulla.

SPRECHI DEL SISTEMA SANITARIO NAZIONALE

E’ stato presentato in questi giorni il Rapporto “Ospedali e salute 2011” realizzato dall’Aiop, l’associazione che raggruppa le strutture ospedaliere private, secondo il quale negli ospedali pubblici viene “bruciato” mediamente il 29% dei fondi. Da nord a sud il panorama è vario e variegato, ma a guidare la classifica delle regioni “sprecone” restano sostanzialmente le regioni del sud, con l’aggiunta della regione Lazio, che seppure sotto commissariamento continua a sprecare oltre il 40% dei finanziamenti pubblici.
La maglia nera in assoluto resta alla regione Calabria che conferma il primato peggiorando il risultano ottenuto lo scorso anno, arrivando a sprecare quasi il 50% dei fondi.
Con la situazione contingente delle finanze dello stato ci sarebbe da auspicarsi che Premier Mario Monti prendesse seriamente in considerazione anche la possibilità di una radicale riforma strutturale del sistema sanitario che “evidentemente” non funziona, questo sia per quanto riguarda gli sprechi emersi, sia per quanto riguarda il servizio offerto, perché a fronte di una valanga di soldi pubblici che finiscono nel nulla i tempi di attesa per visite specialistiche, interventi ed esami diagnostici diventano biblici, un esempio su tutti quello della Asl di Napoli, dove un apparecchio per effettuare mammografie (esame fondamentale per la prevenzione del tumore al seno) è fermo dal 27 ottobre perché all’apparecchio manca una lampadina del costo di 200 euro. La vicenda è incredibile, così come è incredibile e surreale la soluzione dal momento che le donne del quartiere hanno organizzato una colletta per raccogliere i soldi per riparare il mammografo.

RECESSIONE DELL’ITALIA DAL 2012