Il paradosso delle liberalizzazione dell’energia in Italia

di G.V. Commenta

A dieci anni esatti dalla liberalizzazione dell'energia in Italia, oggi si assiste ad un grande paradosso, i prezzi delle compagnie competitors sono superiori dell'12% rispetto alla vecchia Enel.

liberalizzazioni in italiaA dieci anni esatti dalla liberalizzazione dell’energia in Italia,  si assiste ad un grande paradosso, i prezzi delle compagnie competitors della più grande del settore sono superiori del 12% e così i contribuienti restano legati alla vecchia “compagnia di bandiera”. E’ forse questa una delle tante occasioni sprecate in questi anni dal sistema italia che sopratutto in questo settore non riesce ad offrire un mercato snello, dinamico e sopratutto competitivo a favore dei contribuenti.

Una delle questioni ancora aperte in Italia è la presenza costante di corporazioni o gruppi di interesse che non hanno nessuna intenzione di accettare le regole di un mercato libero e competitivo, ma approfittano della loro posizione dominante per continuare a speculare. Questo ovviamente comporta un arretramento del Paese che influenza non solo i settori in questioni ma tutti gli altri che comunque usufruiscono dei servizi non liberalizzati o “liberalizzati all’ìtaliana”.

Le famiglie continuano a pagare le negligenze delle classe politica che senza batter ciglio da dieci anni non interviene nonostante le segnalazioni del garante per la libera concorrenza. L’ultimo intervento dell’autority,in questa direzione, è stato riassunto in 224 pagine dove ci si è accertati con dati effettivi del paradosso di avere delle tariffe medie più alte per le famiglie che hanno scelto di passare al “libero mercato”. Forse l’unico buon esempio di liberalizzazioni italiane resta il mercato della telefonia che continua ad offrire prezzi competitivi e sopratutto offerte trasparenti e concorrenziali.

Quindi a questo punto sarebbe cosa buona e giusta che la politica faccia la sua parte al posto di perdere tempo dietro a fantomatiche restituzioni dell’IMU sarebbe meglio riformare alcuni settori della economia italiani nelle direzione del libero mercato, fatto di concorrenza e meritocrazia.

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