Slitta il taglio delle indennità parlamentari

di Vito Verna Commenta

I Parlamentari italiani avrebbero tutte le intenzioni di presentare un emendamento che impedisca il taglio indiscriminato delle indennità.

La manovra finanziaria 2011, elaborata dal Ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti ed approvata dal quarto Governo Berlusconi a luglio 2011, aveva stabilito come i parlamentari italiani dovessero subire una riduzione dell’indennità così che venisse equiparata ai livelli medi delle democrazie europee.

Aveva altresì stabilito, naturalmente, l’istituzione di una specifica commissione, guidata dal presidente dell’ISTAT Enrico Giovannini che stabilisse a quanto avrebbe dovuto ammontare la nuova indennità parlamentare italiana dopo attenta revisione delle indennità parlamentari europee.

Si precisava, però, come il governo avrebbe potuto emanare un provvedimento d’urgenza per l’adeguamento delle indennità qualora il lavoro della succitata commissione di revisione si sarebbe protratto oltre il 31 dicembre 2011.

PRIVILEGI DEI CONSIGLIERI REGIONALI

Si è scoperto oggi, però, che l’ISTAT potrà fornire una soddisfacente risposta non prima del 31 marzo 2011 e che i Parlamentari italiani, citando il principio dell’autodichia, starebbero presentando un emendamento, osteggiato con forza solamente dall’Italia dei Valori, affinché la norma che stabilisce quanto sopra venga immantinente modificata.

Si sostiene, infatti, che il Parlamento dovrebbe avere, in merito alle questioni di gestione interna, strutturale ed organizzativa, piena e totale autonomia, così da non subire gli attacchi dei poteri forti dello Stato e poter operare in tutta tranquillità e che, proprio per questo motivo, il governo non avrebbe alcun diritto di sorta di stabilire, grazie ad un decreto d’urgenza, l’indennità dei Parlamentari, questione tutta interna e nella piena competenza delle Camere.

Per questo motivo, dunque, si potrà parlare di riduzione dei privilegi dei politici italiani solamente a partire da aprile 2012.

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