Lavoratore sulla scrivania


Sono sostanzialmente positive le reazioni delle rappresentanze di imprenditori e di lavoratori all’ipotesi sul tappeto di introdurre nel sistema della cassa integrazione il nuovo meccanismo della settimana corta, sia pure con qualche precisazione e qualche distinguo.

Per la Confindustria, il sostegno alla proposta di Sacconi è espresso dal vicepresidente per le relazioni industriali, Alberto Bombassei, che tuttavia ritiene che la settimana corta può essere considerata ammissibile solo come soluzione-tampone in situazioni emergenziali, e soprattutto assume una sua validità solo se accompagnata da altre misure indispensabili, come una pesante opera di formazione a favore dei lavoratori coinvolti, posto che presumibilmente molti di loro dovranno cercare un nuovo impiego.

Ogni ipotesi di sostegno del reddito, dunque, non può essere vista come a se stante, ma va integrata con soluzioni complementari.


Bombassei segnala, infine, come il nostro sistema di ammortizzatori sociali, pur molto avanzato rispetto alla media europea, necessita di alcune revisioni, a partire dall’armonizzazione delle misure a tutela delle fasce più deboli, come i lavoratori atipici e i precari, che oggi sono per lo più abbandonati a se stessi.


Toni di cauta apertura arrivano anche dalla CGIL. Il segretario generale Guglielmo Epifani dice di sì alla settimana corta, ma con un’importante precisazione: questa misura non deve costituire “una furbizia per evitare al soggetto pubblico di investire tutte le risorse necessarie”.

Epifani approfitta dell’occasione per invitare il Governo a mettere a disposizione delle misure contro la crisi delle risorse ben più sostanziose di quelle stanziate finora, e per convocare al più presto un tavolo di discussione con tutte le parti sociali per individuare ulteriori strumenti da porre in essere. Secondo il segretario, infatti, nell’attuale quadro recessivo ”l’ottimismo del Presidente del Consiglio non appare giustificato”.

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