Il problema del lavoro sommerso in Italia

di Vito Verna Commenta

Il lavoro cosiddetto nero, sempre più diffuso a causa della crisi economica e finanziaria, sarebbe ormai diventato così importante da aver raggiunto la quota record, mai registrata nella storia italiana, del 35% dell'intero Prodotto Interno Lordo italiano.

Il problema del lavoro sommerso in Italia

A preoccupare gli italiani non dovrebbe essere solamente la precarietà della propria vita professionale, precarietà in ben più di un’occasione definita quale la vera e propria anticamera della disoccupazione ne, tanto meno, la disoccupazione in quanto tale.

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Nonostante, infatti, il numero dei lavorato precari italiani, anche in considerazione dell’elevatissimo numero dei collaboratori a progetto assunti a tempo determinato, abbia ormai di gran lunga superato i 3.000.000 e la disoccupazione, soprattutto quella giovanile, abbia ormai raggiunto numeri da vero e proprio capogiro (basti semplicemente ricordare, a tal proposito, che la disoccupazione sarebbe arrivata al 10,7% in Italia e all’11,3% nell’Eurozona mentre la disoccupazione giovanile avrebbe raggiunto il 35,3% in Italia ed il 22,6% nell’Eurozona), vi sarebbero una serie di dati che, più di ogni altra, dovrebbe destare enorme preoccupazione.

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Ci stiamo riferendo, naturalmente, ai dati diffusi in settimana da Eurispes, istituto privato di studi politici, economici e sociali, circa il lavoro sommerso.

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Il lavoro cosiddetto nero, sempre più diffuso a causa della crisi economica e finanziaria, sarebbe ormai diventato così importante da aver raggiunto la quota record, mai registrata nella storia italiana, del 35% dell’intero Prodotto Interno Lordo italiano.

Il lavoro sommerso, stando a quanto dichiarato da Eurispes, movimenterebbe ogni anno, dunque, circa 530 miliardi di euro.

Una vera e propria, colossale, economia sommersa che, purtroppo, non solamente sarebbe estremamente difficile da individuare a sconfiggere definitivamente bensì anche, e soprattutto, sarebbe costantemente accompagnata dai profitti, anch’essi naturalmente sommersi, della criminalità organizzata che, ogni anno, ammonterebbero a quasi 200 miliardi di euro.

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