Immigrati clandestini e bombolette spray

Stanno facendo discutere, per motivi diversi, due novità legislative in tema di sicurezza sul territorio.
Il più volte annunciato emendamento della Lega Nord al Ddl Giustizia che introduce il reato di clandestinità per l’immigrato irregolare è stato approvato dall’aula del Senato.

L’extracomunitario che oltrepassa i nostri confini senza essere dotato di permesso di soggiorno rischierà una multa fra i cinque e i diecimila euro (non il carcere, come previsto in un primo momento).

Il provvedimento è passato fra gli applausi dei senatori del Carroccio, che parlano di “rivoluzione culturale”, ma ha ottenuto le critiche non solo del centrosinistra (che parla di “norma inutile e dannosa”, mentre c’è chi stima in quattrocento milioni di euro l’anno i costi per i relativi processi) ma anche le dure reazioni della Conferenza Episcopale Italiana.

La riforma della giustizia si farà anche senza la sinistra

Sono queste le parole pronunciate dal premier Silvio Berlusconi intervenuto telefonicamente durante la manifestazione Neveazzurra a Roccaraso comune in provincia dell’Aquila.

Il presidente del consiglio ha affermato che nel nostro paese è doveroso intraprendere una riforma della giustizia e il governo ha i numeri in parlamento per procedere autonomamente senza l’ausilio dell’opposizione anche se, a detta di Berlusconi, il paese avrebbe bisogno di unione in questa fase di legislatura.

Le riforme di Berlusconi

Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi per mantenere salda l’alleanza con Umberto Bossi e la Lega Nord mette in primo piano la riforma per il federalismo fiscale. Negli ultimi giorni il dibattito sulle riforme è stato sempre molto acceso, dapprima con la riforma della scuola, poi con quella dell’università, per arrivare fino a quella della giustizia.

Il federalismo fiscale sembra andare nella direzione giusta, ma ancora la situazione non appare molto chiara e nei prossimi mesi il governo di centro destra dovrà illustrare agli italiani il disegno di legge da approvare in parlamento. Parlamento che però non appare molto in sintonia, ma per garantire delle riforme è utile che tutti i gruppi parlamentari siano in stretta sintonia.

Poco entusiasmo per il presidenzialismo

Il ritorno di fiamma di Silvio Berlusconi verso il presidenzialismo, annunciato nel corso della conferenza-stampa di fine anno, non ha suscitato eccessivo entusiasmo nel mondo politico, nemmeno da parte dei suoi principali alleati.

Se Bossi arriva a dire: “noi non abbiamo mai pensato al presidenzialismo”, Calderoli ribadisce che “l’unico –ismo che conosco è il federalismo”.

Emerge dunque il timore leghista che il progetto di una profonda modifica dell’assetto istituzionale del Paese potrebbe allontanare il traguardo della riforma federalista, data per imminente.

Berlusconi fra atti compiuti e progetti futuri

Nella tradizionale conferenza-stampa di fine anno a Villa Madama, il Presidente del Consiglio ha tracciato un bilancio di questo primo anno di Governo e ha elencato i principali propositi che intende portare a termine nel prossimo futuro.

Silvio Berlusconi ha dapprima parlato a braccio per circa quarantacinque minuti toccando i vari punti dell’azione politica del centrodestra, per poi rispondere alle numerose domande provenienti ai giornalisti presenti in sala, cui ha promesso un interessamento per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro, scaduto da ben quattro anni.

Berlusconi interviene su giustizia e clima (seconda parte)

Gli strali del premier si sono poi rivolti sulla televisione pubblica, in cui, a suo dire, egli appare ogni sera “irriso e oltraggiato su basi false, è una cosa indegna”. E non è mancato un attacco al Tg3, al cui confronto il direttore del Tg4 Emilio Fede (“l’ultimo dei Mohicani”) appare come “un santo”.

Il Presidente del Consiglio ha quindi ritenuto che non ci sono più i tempi per procedere ad una modifica della legge elettorale per le Europee dell’anno prossimo, e dunque si manterrà la normativa esistente.

Si riaccende il dibattito sulla giustizia

La battaglia senza precedenti fra le procure di Salerno e di Catanzaro e tutti gli annessi e connessi legati all’inchiesta “Why not?” hanno riacceso ancora una volta nel mondo politico italiano la discussione sulla riforma della Giustizia, un tema caro al centrodestra ormai da molti anni e per ora rimasto sempre nel limbo.

La maggioranza sembra compatta nel sostenere il progetto su cui sta lavorando da mesi il Guardasigilli Angelino Alfano, fondato sulla separazione delle carriere, sullo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura e, forse, sull’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale.

Le linee-guida della riforma della giustizia

Manca ancora un disegno di legge preciso, ma a poco a poco stanno emergendo i contorni della riforma del sistema giudiziario italiano fortemente sostenuta dal premier Silvio Berlusconi.

A spiegare quello che ne sarà forse il punto centrale è l’uomo di fiducia di Berlusconi nelle questioni legali: l’on. Nicolò Ghedini (PdL), avvocato e parlamentare; e si tratta, come ampiamente annunciato, della separazione delle carriere, tema caro al centrodestra ormai da molti anni e finora mai condotto in porto. Ma, secondo Ghedini, questa sarà la volta buona.

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