La commemorazione del 25 aprile

Oggi si festeggia la Liberazione dal fascismo in Italia. Le commemorazioni sono cominciate presto, come d’abitudine, e il fulcro è stata la consueta cerimonia in cui il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (leggi: Le condizioni di Napolitano) ha deposto una corona di fiori all’Altare della Patria a piazza Venezia a Roma. Nell’occasione, come di consueto in occasione del 25 aprile, erano presenti le massime autorità italiane sia civili che politiche che militari: tra questi, i presidenti delle due Camere Grasso e Boldrini, il presidente del Consiglio dimissionario Mario Monti (leggi: Enrico Letta premier?), il sindaco di Roma Alemanno e il presidente della Regione Lazio Zingaretti.

Le consultazioni di Letta

Nella giornata di ieri l’onorevole Enrico Letta ha ricevuto l’incarico di formare il nuovo governo dalle mani del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E ha ricevuto l’onere di stringere i tempi sia a parole che nei fatti: del resto Napolitano stesso ha dato l’esempio rendendo il suo secondo giro di consultazioni assai più rapido di quello di qualche settimana fa che lo portò a conferire un incarico esplorativo all’allora leader del Partito Democratico Pierluigi Bersani. Questa volta, invece, il rapido giro di consultazioni di Napolitano potrebbe portare alla formazione del governo entro il prossimo fine settimana.

Il totoministri

Siamo nel campo delle ipotesi ma cerchiamo di andarci con i piedi di piombo come si è soliti dire in occasioni del genere. Perché la prudenza non è mai troppa e perché l’elezione del Presidente della Repubblica ha segnato una delle pagine della storia repubblicana del nostro Paese di maggiore incertezza degli ultimi decenni. Fatto sta che allo stato delle cose, pare che il prossimo Presidente del Consiglio debba essere Enrico Letta forte di un sostegno trasversale tanto stabile a destra quanto a sinistra.

Enrico Letta premier?

La giornata di consultazioni del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è conclusa ieri nel tardo pomeriggio. Si è trattato, questa volta, di un giro di consultazioni più snello e rapido di quello di quasi un mese fa da cui Napolitano se ne uscì con il conferimento di un mandato esplorativo nella mani del leader del Partito Democratico Pierluigi Bersani. Ecco, una certezza, ma una sola, ce l’abbiamo già da ieri, anzi, già da qualche giorno a dire il vero, vale a dire che questo secondo giro di consultazioni non potrà risolversi come il primo in seguito a Le dimissioni di Bersani.

Le consultazioni di Napolitano

Nuovo Presidente della Repubblica e nuovo giro di consultazioni al via. Come dire che nell’ultimo mese non è cambiato nulla perché l’inquilino di Palazzo del Quirinale è di nuovo il già Capo dello Stato Giorgio Napolitano e perché il Presidente ha ripreso le sue attività da dove, più o meno, le aveva lasciate qualche settimana fa (leggi: Le condizioni di Napolitano). A dire il vero Giorgio Napolitano aveva già avviato, e non una sola volta, le consultazioni post elezioni eppure non si era arrivati a nulla di concreto.

Le condizioni di Napolitano

Le elezioni del Presidente della Repubblica sono state avvolte da più polemiche, contrasti e confusione del solito. Ne deriva che, probabilmente, molti di noi hanno fatto più attenzione ai numeri, al raggiungimento del quorum, alle logiche di partito che hanno offerto il proprio sostegno o lo hanno rifiutato piuttosto che alle poche e pesantissime parole di Giorgio Napolitano nel momento in cui ha comunicato di aver accettato la sua rielezione. Il nuovo presidente della Repubblica ha parlato di termini e di condizioni che gli hanno consentito di accettare il secondo mandato.

Grillo contro Napolitano e Bersani

Giornata piena quella di ieri per Beppe Grillo e il suo entourage che corrisponde a una domenica movimentatissima per tutto il Movimento a Cinque Stelle. In effetti dopo l’opposizione ferma nell’Aula di Montecitorio alla rielezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica per la seconda volta consecutiva, era palese aspettarsi i fuochi d’artificio da parte dei grillini anche nella giornata di ieri. E, con le sue dichiarazioni, Beppe Grillo non ha lasciato nessuno a bocca asciutta: seguaci, oppositori, cronisti, addetti ai lavori e non hanno avuto il nuovo comizio dell’ex comico ligure.

Napolitano bis: favorevoli e contrari

La rielezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica rappresenta una giornata di per sé storica. E’ curioso notare però come se da un lato è innegabile la portata storica rappresentata dalla prima rielezione di un Capo dello stato nel corso della storia repubblicana del nostro Paese, è altrettanto vero che, per molti, la giornata di ieri di storico non ha nulla, se non un disperato ritorno al passato per l’incapacità di cambiare. O perché il cambiamento proposto non è apparso così convincente come si sperava o, semplicemente, per la sconvenienza di cambiare.

Napolitano bis

Alla fine gli italiani si affideranno ancora una volta a Giorgio Napolitano. La notizia ha una rilevanza epocale: mai, infatti, nella nostra storia repubblicana, un Presidente della Repubblica ha compiuto due mandati. Forse neanche questa volta, nel caso di Napolitano, avremo un Presidente della Repubblica in grado di compiere due mandati dato che tra sette anni Giorgio Napolitano avrebbe quasi 96 anni. Fatto sta che il dado è stato tratto e per la prima volta avremo un Capo dello stato rieletto.

Le dimissioni di Bersani

Difficile immaginare un’elezione del Presidente della Repubblica così sanguinosa. Le difficoltà erano palesi, il Paese spaccato e caduto in una paralisi istituzionale senza precedenti poteva far presagire un cammino irto di asperità, ma non fino a questo punto. La deflagrazione c’è stata ieri sera ed è stato un processo veloce: prima i voti non sufficienti a Romano Prodi per salire al Quirinale – eravamo alla quarta votazione e quindi era sufficiente la maggioranza semplice, vale a dire il 50% più uno degli aventi diritto – e poi il passo indietro di Bersani.

Quirinale, terzo scrutinio a vuoto

Ancora un nulla di fatto nelle elezioni del prossimo Presidente della Repubblica (leggi anche: Stop a Marini: fumata nera al primo turno). Anche il terzo scrutinio si è concluso con una fumata nera e, adesso, la svolta può avvenire nel pomeriggio. E non perché siano maturati i tempi o sia visibile una via di uscita concreta di fronte alla paralisi in cui le forze politiche del nostro Parlamento si sono ritrovate, quanto piuttosto per il cambiamento nelle regole di votazione. Dal quarto scrutinio, infatti, vale a dire da quello di oggi pomeriggio, non sarà più necessaria la maggioranza composta pari ai due terzi degli aventi diritto al voto, ma basterà una maggioranza semplice, cioè il classico 50% più uno.

Prodi al Quirinale con i voti di PD e M5S

La partita per il Quirinale è ancora tutta da giocare. Forse non sarà ancora molto lunga ma lo strascico del tira e olla delle ultime ore rappresenterà per qualcuno un boccone molto amaro da mandar giù nei prossimi mesi. Il tira e molla cui stiamo facendo riferimento non è quello, assai più accettabile, che ha caratterizzato le ore precedenti all’inizio delle operazioni di voti con le candidature prima di Giuliano Amato (leggi: Amato in pole per il Quirinale) e poi di Franco Marini. Ci riferiamo piuttosto alle ultimissime evoluzioni.

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