Silvio Berlusconi dichiara che la manovra è un pasticcio

Meno di 96 ore. Tanto è bastato, al Premier Silvio Berlusconi, per screditare la manovra finanziaria 2011 approvata lunedì scorso. Il nuovo testo della finanziaria 2011-2014, sebbene sia stato riscritto proprio grazie al suo lavoro (i contributi più importanti del premier sono la cancellazione, tramite apposita riforma costituzionale, delle province e della metà dei Parlamentari e l’abolizione della super-IRPEF sui detentori di patrimoni eccedenti i 90.000 euro), a causa delle modifiche occorse in questi ultimissimi giorni, non piacerebbe più al Premier che vorrebbe lavarsene le mani demandando la soluzione del pasticcio a Giulio Tremonti (che avrebbe disertato il CdM previsto per oggi pur di lavorare ai cambiamenti voluti da Berlusconi), Roberto Calderoli e Maurizio Sacconi.

Salta la mini-stretta sulle pensioni

Il nuovo testo della finanziaria 2011/2014 sarebbe già stato, ulteriormente, modificato.

La cosiddetta mini-stretta sulle pensioni, la norma che non avrebbe più consentito, sin dal 1° gennaio 2012, di poter riscattare gli anni di laurea o di militare per poter andare in pensione prima del tempo (fermo restando la possibilità di farlo per incrementare l’importo dell’assegno pensionistico) e che avrebbe portato nelle casse dello Stato circa 1,5 miliardi di euro entro il 2014 (circa 110.000 persone coinvolte ogni anno), sarebbe già saltata.

BankItalia commenta la manovra finanziaria 2011

Il nuovo testo della finanziaria 2011-2014, elaborato nell’ormai storico incontro di Arcore di lunedì 29 agosto 2011, è stato immediatamente commentato, non appena divulgato, dal vice governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco che, nel corso di un audizione in commissione bilancio del Senato, non dimenticato di ribadire le proprie perplessità su una manovra che rischia di non ottenere gli effetti desiderati poiché il governo, nella sua frettolosa approvazione del 12 agosto 2011, non avrebbe tenuto conto delle ultimissime stime degli economisti secondo i quali il PIL italiano crescerà meno dell’1%.

Nuovo testo finanziaria 2011-2014

L’incontro di Arcore tra Silvio Berlusconi, Umberto Bossi e, ovviamente, Giulio Tremonti, avrebbe dato i risultati sperati. I tre uomini politici, da alcuni giorni al centro delle vicende economico-finanziarie di un Bel Paese affaccendato nella risoluzione di alcuni scottanti problemi (quali quello del debito pubblico o dell’infinita manovra finanziaria 2011 che, ad oggi, ha cambiato volto già tre volte per cercare di accontentare i più disparati questuanti, non ultima la Banca Centrale Europea) avrebbero trovato un accordo di massima che appianerebbe, in maniera consistente ove non addirittura definitiva, le divergenze tra i tre e regalerebbe al paese la perfetta manovra finanziaria 2011 che, proprio oggi, comincia il proprio iter parlamentare.

Ma sarà davvero così? A dircelo, sarete voi, se avrete l’accortezza di commentare questi nostri articoli sull’argomento.

Che cos’è l’imposta patrimoniale

In questi ultimi giorni, a causa delle accese discussioni sorte in seno al centrodestra in merito al cosiddetto decreto bis del 13 agosto 2011, che ha apportato le necessarie modifiche alla manovra finanziaria 2011 così come richiesto dalla Banca Centrale Europea (in questi giorni impegnata nel meeting annuale dei banchieri centrali), si è tornato a parlare, molto diffusamente, della temutissima imposta patrimoniale, rispolverata dalla Lega Nord che vede, nel suddetto provvedimento, uno dei pochissimi modi che il ministro dell’Economia Giulio Tremonti avrebbe a propria disposizione per raccogliere i fondi necessari (55,4 miliardi di euro da oggi sino al 2014) affinché venga approvata la manovra finanziaria del 6 luglio 2011.

Ma che cos’è, in fondo, questa benedetta imposta patrimoniale di cui tutti parlano?

Patrimoniale e aumento dell’iva al centro della manovra

Perché le modifiche alla manovra finanziaria (il cosiddetto decreto bis del 13 agosto) diventino operative, servono davvero moltissimi miliardi che, oggi, a poche ore dall’approvazione della manovra finanziaria 2011, il governo non sa come recuperare.

Secondo le stime più prudenti, infatti, servirebbero circa 55,4 miliardi di euro in 4 anni (da adesso sino al 2014) per cercare di riassestare i conti pubblici e accontentare (e ciò costituisce motivo di discordia più che altre questioni), almeno in parte, le pretese avanzata dalle BCE (Banca Centrale Europea), tutto sommato insoddisfatta della manovre correttive pensate dal governo.

Manovra finanziaria: stangata da 1.500 euro a famiglia

Pessime notizie per tutti gli italiani che, proprio in questi giorni, stanno rientrando dalle vacanze. Mentre, infatti, i cittadini si divertivano sulle spiagge più assolate dei più bei litorali nostrani, Adsbef e Federconsumatori, associazioni da sempre ligie al proprio scopo di tutela dei consumatori, facevano i compiti a casa e calcolavano che le modifiche alla manovra finanziaria, variazioni che si sono rese necessarie in seguito alla bocciatura, da parte della Banca Centrale Europea della manovra finanziaria 2011, insufficiente, secondo l’eminente istituto sovranazionale, tra l’altro impegnato, in questi giorni, nel meeting annuale dei banchieri centrali, a porre un deciso freno alla crescita del debito pubblico italiano, costerà, ad ogni famiglia, ben 1.500 soltanto nel 2011.

Che cos’è l’evasione fiscale

L’evasione fiscale, comportamento contra legem dei più gravi e diffusi in Italia, si intendono una serie di operazioni illegali volte alla riduzione, se non alla completa eliminazione, della pressione fiscale.

Il termine viene comunemente confuso con quello di elusione fiscale, una pratica legale delle più raffinate in assoluto grazie alla quale l’elusore cerca di ottenere un vantaggio economico sfruttando i buchi della legislazione.

[ESEMPIO] Il venditore di un immobile potrebbe, ove non avesse intenzione di vedersi tassati i propri introiti con la comune aliquota del 35%, conferire l’immobile stesso in una società per azioni. In questo modo potrebbe vendere il suddetto immobile in qualità di bene appartenente alla Spa, subendo così una pressione fiscale pari al 20% (aliquota standard per le operazione che interessano le vendite correlate alle società per azioni).

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