Taglio dell’IVA, difficile attuarlo in Italia

Nel Regno Unito si usa fare così. Sarà perché è una monarchia, o forse perché è un Paese che non ha mai amato le novità, ma i sudditi di Sua Maestà potranno godere, in concomitanza con le grandi spese natalizie, di un taglio netto della VAT (l’IVA nostrana) pari a 2,5 punti percentuali, facendo decrescere l’imponibile fino al minimo consentito dall’UE, ovvero al 15%.
Il Tremonti anglosassone, tale Alistair Darling, presenterà quest’oggi il suo piano fiscale nel corso del G-20 che si sta ora tenendo a Washington.

Ma come può uno Stato privarsi di così tanti introiti in questo momento di crisi acuta?
La risposta è semplice, e può apparire anche banale: le Sterline non incassate tramite VAT, verranno riscosse con l’innalzamento delle aliquote fino al 40-45% rispetto a quelle attuali, per tutti quei cittadini il cui reddito superi le 150mila Sterline annue, pari a 176mila Euro.

Verso il blocco dell’immigrazione

Il ministro degli Interni Roberto Maroni sta valutando di imporre per due anni il blocco totale sulla concessione dei permessi di soggiorno a favore degli immigrati extracomunitari. I motivi sono diversi, a partire dalle massicce regolarizzazioni degli ultimi anni fino ad arrivare alla pesantissima crisi economica di questi mesi che, secondo molti analisti, deve ancora produrre i suoi effetti più pesanti sulla nostra economia.

La legge Bossi-Fini, come noto, vincola la concessione dei permessi di soggiorno alla titolarità di un contratto di lavoro: poiché si prevede che nei prossimi anni, purtroppo, le imprese avranno i loro problemi a sopravvivere sul mercato e non mancheranno i tagli occupativi, sarà molto difficile che nuovi emigranti possano trovare lavoro in Italia.

Silvio Berlusconi odia il rosso

Da Montesilvano, in provincia di Pescara, il premier Berlusconi, lì per la campagna elettorale in vista delle votazioni regionali, ha attaccato duramente l’opposizione, in particolar modo Antonio Di Pietro, originario della zona, pricipale esponente dell’IDV e magistrato allorquando dovette indagare nel processo “Mani Pulite”.

Proprio questo processo, pur avendo accertato i reati di centinaia di politici dei tempi, con conseguenti condanne per i rei, è stato più volte accusato dallo stesso capo di governo di essere il responsabile del regresso economico del nostro Paese, il quale era riuscito ad assicurare il benessere ai propri abitanti grazie al pentapartito, poi smembrato e distrutto dal suddetto processo, che, sempre per il Primo Ministro, è stato solamente un’azione politica condotta contro la democrazia da magistrati faziosi, che avrebbero voluto consegnare la nostra Nazione nelle mani dei comunisti, portatori di terrore e morte.

Testamento biologico, tra polemiche e sentenze – seconda parte

Al termine della sessione di bilancio, il tema del testamento biologico dovrebbe essere fra i primi a trovare spazio nelle discussioni parlamentari.

Al Senato sono state presentate negli ultimi mesi dieci differenti proposte di legge sottoscritte da altrettanti senatori di maggioranza e opposizione. Il relatore sul tema presso la commissione “Igiene e Sanità”, Raffaele Calabrò (PdL), è incaricato di individuare fra le dieci proposte quella che appare come la più condivisa e quindi da impiegare come testo-base per le successive discussioni.

Il senatore segnala come vi sia sopra ogni cosa la volontà unanime di arrivare al più presto ad una legge chiara e definitiva, poiché non è pensabile che in questi casi debba intervenire la magistratura, fornendo per di più volta per volta interpretazioni diverse sul da farsi in mancanza di un testo legislativo cui riferirsi.

Testamento biologico, tra polemiche e sentenze – prima parte

É un tema etico fra i più scottanti in assoluto. Non è assolutamente nuovo nel panorama politico italiano; ma non c’è dubbio che le tragiche vicende di Piergiorgio Welby prima e di Eluana Englaro oggi l’abbiano riportato più che mai all’attenzione dei media e della gente comune.
Si tratta del testamento biologico: un atto ufficiale con il quale una persona fisica, in grado di intendere e volere, dispone in vita di rinunciare ad ulteriori cure nell’ipotesi di successiva malattia o infortunio che mantenga in vita il corpo esclusivamente grazie alle macchine, senza nessuna possibilità di guarigione o miglioramento.

In Italia il tema è al centro di polemiche infuocate ormai da molti anni. L’articolo 32 della Costituzione sancisce il diritto alla salute di ogni cittadino, stabilendo contemporaneamente che “nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”.

Vigilanza RAI, Veltroni messo all’angolo

Se fosse una partita a scacchi, ogni osservatore direbbe che il re di centrosinistra è stato messo in un angolo, pericolosamente vicino a subire lo scacco matto.
La mossa magistrale, e per di più annunciata da tempo, compiuta dalla maggioranza di nominare a capo della commissione senatoriale di vigilanza sul sistema radiotelevisivo un esponente del PD scelto direttamente dal centrodestra ha avuto l’effetto di sparigliare le carte nel già vacillante rapporto fra il principale partito di opposizione e l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro.

Come noto, per mesi l’opposizione ha presentato compatta il nome di Leoluca Orlando (IdV) per quella carica, ma la candidatura è stata sempre osteggiata dalla maggioranza perché ritenuta di scarsa garanzia di equilibrio in una materia tanto delicata. Il PD, seppure con crescenti perplessità e frequenti richieste a Di Pietro di cambiare candidato (mai accolte), ha sempre ritenuto l’istanza proveniente dalla maggioranza come un inaccettabile diktat.

Infine, la maggioranza ha votato compatta per Riccardo Villari (PD), ritenendo con questo da un lato di chiudere una partita aperta da troppo tempo e dall’altro di assestare un colpo gravissimo alla leadership di Veltroni.

Tremonti pensa alle prossime mosse

Il 21 novembre prossimo sarà una data da segnare sul calendario. È in quel giorno, infatti, che si riunirà il CIPE (il comitato interministeriale che riunisce i titolari dei dicasteri economici), nel quale Tremonti e i suoi colleghi elaboreranno le nuove strategie per ridare fiato alla nostra asfittica economia.

Sembra ormai certo che una delle misure che circolavano nei giorni scorsi sia da escludere: si tratta della detassazione delle tredicesime, che consentirebbe agli italiani un minimo di respiro in un periodo così critico; ma sfortunatamente appare una misura troppo costosa per le casse dell’Erario, e dunque è un’ipotesi già accantonata.
È invece probabile la riduzione degli acconti di novembre di tre o quattro punti percentuali: la misura (di entità pari a due miliardi) avrebbe solo un valore temporaneo, in quanto com’è ovvio pagare meno imposte in acconto oggi significherà pagarne di più a saldo domani. Però per le famiglie e le imprese sarebbe comunque cosa gradita, con tutta probabilità.

Piano Sacconi per il rilancio

In un momento di forte crisi economica globale come quello attuale, si moltiplicano gli sforzi di chi cerca di trovare il bandolo della matassa per ridare fiato alla nostra economia in difficoltà crescente. Di fronte ai consumi a picco, alla produzione in recessione tecnica ormai acclarata e alle borse in continua altalena, anche il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha cercato di indicare una strada per il rilancio del Paese, passando attraverso cinque strade complementari di grande importanza.

Innanzitutto, suggerisce Sacconi, occorre rafforzare la partnership internazionale per individuare soluzioni condivise dalle altre potenze economiche del pianeta. In questo senso, le dichiarazioni di principio del recente G20 a Washington sono di grande rilievo. In secondo luogo, è necessario operare per garantire la stabilità dei mercati finanziari e dei soggetti che vi operano, in un sistema di regole e di trasparenza. È poi indispensabile ridare ossigeno alle nostre imprese, garantendogli il ricorso alla liquidità in un periodo come questo in cui le banche sono estremamente restie a concedere prestiti.

Riforma dell’università: quarta parte

Le varie tappe della riforma del sistema universitario italiano delineate nei precedenti articoli costituiranno i primi passi, quelli che il ministro Gelmini vorrebbe iniziare a percorrere già a cominciare dalle prossime settimane.

Ma per il medio termine, la giovane titolare del dicastero di Viale Trastevere ha in mente anche altre strategie, volte a migliorare nel tempo la qualità complessiva del nostro sistema di ricerca e di alta formazione.

Mariastella Gelmini ha osservato le esperienze maturate in altre nazioni occidentali, e sta valutando con attenzione di introdurre anche nel nostro Paese alcuni istituti tipici degli atenei esteri.
Fra le novità più incisive, si pensa all’istituzione di una “Agenzia per la Valutazione”, la quale dovrà valutare sulla base di parametri qualitativi (peraltro, ancora tutti da stabilire) il livello dei servizi offerti dalle singole sedi universitarie, e i giudizi che ne conseguiranno saranno fondamentali per determinare come ripartire in futuro le risorse a disposizione.

Riforma dell’università: terza parte

Una parte rilevante dei progetti del ministro Gelmini per l’università consistono in un profondo rinnovo all’interno della classe docente. Negli ultimi anni, si è rilevato, c’è stato un incremento senza limiti dei docenti ammessi alla classe più alta, la prima fascia, quella dei professori ordinari; e questo fattore, oltre ad essere anomalo e foriero di sospetti di nepotismo, è anche una delle cause degli insostenibili costi sostenuti dai nostri atenei.

Tutto questo, fra l’altro, contribuisce a ridurre enormemente il numero dei giovani ricercatori, di cui al contrario si avverte un gran bisogno. Fra le conseguenze più significative rilevate a livello statistico, basti dire che il 25% dei docenti ha oltre sessant’anni (in America sono il 5%), mentre i giovani sotto i trentacinque anni sono appena l’1%, contro l’irraggiungibile 16% del Regno Unito.

Riforma dell’università: seconda parte

Per raggiungere gli obiettivi dichiarati, il ministro dell’Istruzione ha identificato numerosi piani d’azione da porre in essere. Essi saranno oggetto di approfondimento al momento del varo del disegno di legge governativo sul riassetto dell’intero sistema, ma qualche primo assaggio lo ritroviamo anche nel decreto-legge già emanato la settimana scorsa.

Per prima cosa, si dovrà provvedere a razionalizzare e a ridurre drasticamente i corsi di studio e gli insegnamenti impartiti, con particolare severità verso quei corsi frequentati magari da poche decine di studenti in tutta Italia.

Per motivi analoghi di contenimento e razionalizzazione delle spese, nonché di lotta alla dispersione degli studenti (in specie quelli del primo e secondo anno), si dovrà provvedere al più presto a chiudere o ad accorpare quelle numerosi sedi universitarie decentrate e sparse nel territorio, anch’esse spesso frequentate da una popolazione studentesca molto ridotta rispetto ai costi relativi.

Riforma dell’università: prima parte

È probabilmente l’effetto delle persistenti proteste e manifestazioni nelle scuole di ogni angolo d’Italia, ma il ministro della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini, sembra aver imboccato la strada della massima cautela nell’approntare e presentare il suo piano ad ampio respiro di riforma del sistema universitario.

Per questi motivi, il ministro ha varato un decreto-legge molto snello, composto di pochi articoli dedicati ad alcune questioni di una certa urgenza, riservandosi di approfondire le strategie di maggior peso in un disegno di legge da predisporre con attenzione, e dichiarando di tenersi pronta a dialogare con l’opposizione al fine di apportare eventuali miglioramenti.

La Gelmini, tuttavia, non sembra disposta a cercare il dialogo a tutti i costi: il suo appello si rivolge infatti solo alle “forze riformiste che pensano che non si possa esclusivamente difendere lo status quo”. Il ministro lancia dunque un appello al dialogo, poiché ci sarebbe il tempo necessario per approntare “una riforma condivisa”.

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