
Le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori dell’istituto sono davvero sorprendenti.

Le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori dell’istituto sono davvero sorprendenti.

Il 17 giugno 2011, infatti, è cominciata la revisione del rating dell’Italia e, considerando un periodo medio di 90 giorni per completare la valutazione, e salvo imprevisti, oggi dovrebbe essere la giornata buona.
Buona si fa per dire poiché, a detta di moltissimi analisti, un downgrade del Bel Paese non è soltanto possibile, come 3 mesi fa, ma addirittura scontato.

L’Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre ha calcolato quanto potrebbe costare, ad ogni famiglia italiana, l’aumento dell’IVA di un punto percentuale relativo all’aliquota più alta.

I risultati, purtroppo, sono tutt’altri che confortanti. Vediamoli insieme.



IL REFERENDUM

Dal nuovo testo della finanziaria 2011/2014, infatti, sarebbero stati esclusi il dimezzamento del numero di parlamentari nonché l’abolizione delle province.

Peccato, però, che non vi siano, nella maniera più assoluta, i fondi necessari affinché ogni istituto italiano, circa 10.000, possa avere l’autonomia scolastica stabilita, per legge, nel 1997 e che garantisce, sin dal 2001 (anno di attuazione del provvedimento) ad ogni realtà di modificare il POF (Piano Offerta Formativa) in base alle esigenze degli studenti.

L’ondata di consensi ottenuta da Tino Soimi, leader populista del partito Veri Finlandesi (che propugna la separazione della propria nazione dall’Europa unita) che per primo avrebbe sostenuto come i paesi più ricchi del vecchio continente non dovrebbero salvare gli imbroglioni greci (espressione colorita ma che ben evidenzia l’esasperazione per una situazione di stallo che, dovesse rompersi l’equilibrio, potrebbe trascinare con sé almeno Portogallo, Spagna e Italia senza considerare la colossale esposizione delle banche francesi nei confronti del debito greco), è stata risoluta ed incondizionata.

Con queste parole di stima per l’impegno dimostrato dai colleghi della maggioranza il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha messo la parola fine alle infinite discussioni sorte in seno alla politica e all’opinione pubblica sull’operato del governo nei confronti della stesura e dell’approvazione del decreto legge 13 agosto 2011 n° 188, meglio noto come manovra finanziaria 2011.
