L’amministrazione pubblica digitale prosegue il suo cammino

Intervistato dal “Sole 24 Ore”, il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta ha esposto le linee generali dei suoi nuovi piani per aumentare l’efficienza e ridimensionare i costi della Pubblica Amministrazione, che da sola – sostiene il ministro – “vale il 15-20% del PIL”.

Brunetta ritiene che alcuni interventi mirati e massicci possano incrementare l’efficienza dei diversi organi pubblici del 40-50% rispetto a oggi.

L’impegno di spesa per attuare gli obiettivi del ministro non sembra proibitivo: circa un miliardo e quattrocento milioni da qui fino alla fine della legislatura, da impiegare principalmente per potenziare radicalmente l’impiego delle nuove tecnologie in ogni angolo della Pubblica Amministrazione.

Carta acquisti, in arrivo le proroghe

Il Ministero dell’Economia ha annunciato un’attesa proroga in materia di social card: la famosa carta acquisti, che dovrebbe alleviare le difficoltà nei consumi delle famiglie meno abbienti, è stata infatti introdotta nel nostro Paese il primo dicembre, in ritardo di due mesi rispetto alla data originariamente prevista, e questo ha fatto sì che nemmeno la metà dei potenziali beneficiari abbia presentato la richiesta per ottenerla.

La stima del ministero, infatti, ammonta a circa un milione e trecentomila famiglie di potenziali beneficiari, contro le circa quattrocentomila richieste che erano state esaudite fino al 31 dicembre.

Intesa profonda fra la Lega e Berlusconi

L’alleanza fra la Lega Nord e il Popolo della Libertà è oggi più salda che mai. A spiegarlo in un’intervista è il capogruppo leghista alla Camera dei Deputati, Roberto Cota, che commenta con sobrio entusiasmo l’anno d’oro della Lega Nord, che al cambio d’anno appare forte come forse non è mai stata.

Il premier, spiega Cota, ha ormai accettato che nell’agenda parlamentare il federalismo fiscale è al primo posto. Esiste d’altronde un testo ormai pronto, su cui anche l’opposizione ha mostrato punti di convergenza.

Sulla giustizia, invece, c’è ancora da discutere. La Lega, in particolare, sembra accettare le idee di fondo di Berlusconi ma ha qualche perplessità in merito alle intercettazioni.

Passi avanti sulla riforma della scuola (seconda parte)

Con le ultime decisioni intraprese all’interno del calderone della riforma, viene meno la babele delle scuole superiori, sostituite da un sistema d’istruzione molto più semplice e suddiviso in poche tipologie di istituti ben distinti fra loro.

Ai tradizionali e confermatissimi liceo classico, scientifico, linguistico e artistico si aggiungeranno il nuovo liceo delle scienze umane (ex scuola magistrale) e l’inedito “liceo musicale coreutico”, focalizzato su danza e musica.

Per il liceo artistico, comunque, si segnala una ripartizione in tre distinti indirizzi: figurativo, design e nuovi media; questa separazione, di fatto, offre dignità alle forme artistiche contemporanee, fino ad oggi trattate in semplici corsi sperimentali all’interno dell’istruzione artistica più tradizionale.
Ma è nella galassia degli istituti tecnici che si avrà una radicale semplificazione: dagli attuali trentanove indirizzi, i cui confini sono spesso labili, si scenderà ad appena undici.

Passi avanti sulla riforma della scuola (prima parte)

Nell’ultimo Consiglio dei Ministri del 2008, il Governo ha varato alcuni provvedimenti destinati a passare all’esame del Parlamento e che segnano alcuni passaggi capitali nella rivoluzione del sistema scolastico targato Mariastella Gelmini.

Alcuni punti riguardano le classi inferiori, ma per esse non si registrano grandi novità rispetto ai punti già conosciuti. É confermato il superamento del modulo dei tre maestri ogni due classi per passare alla figura del maestro prevalente. Si introduce, inoltre, la possibilità di anticipare l’iscrizione del bambino alla scuola dell’infanzia all’età di due anni e mezzo. É confermato che la riforma del ciclo primario partirà dal prossimo settembre.

Le parti sociali aprono alla settimana corta

Sono sostanzialmente positive le reazioni delle rappresentanze di imprenditori e di lavoratori all’ipotesi sul tappeto di introdurre nel sistema della cassa integrazione il nuovo meccanismo della settimana corta, sia pure con qualche precisazione e qualche distinguo.

Per la Confindustria, il sostegno alla proposta di Sacconi è espresso dal vicepresidente per le relazioni industriali, Alberto Bombassei, che tuttavia ritiene che la settimana corta può essere considerata ammissibile solo come soluzione-tampone in situazioni emergenziali, e soprattutto assume una sua validità solo se accompagnata da altre misure indispensabili, come una pesante opera di formazione a favore dei lavoratori coinvolti, posto che presumibilmente molti di loro dovranno cercare un nuovo impiego.

Ogni ipotesi di sostegno del reddito, dunque, non può essere vista come a se stante, ma va integrata con soluzioni complementari.

La settimana corta è in agenda

Dopo il primo, vago accenno da parte di Silvio Berlusconi durante la conferenza-stampa di fine anno, è ora il ministro del Welfare Maurizio Sacconi a prendere seriamente in mano l’ipotesi dell’introduzione della settimana corta, come già in Germania sta facendo il governo Merkel.

In sostanza, essa costituirebbe un’alternativa alle tradizionali metodologie di applicazione della cassa integrazione. Normalmente, infatti, l’impresa in crisi che accede a tale agevolazione mantiene sul posto di lavoro solo una parte dei lavoratori mentre la parte restante, che rimane a casa, gode per il periodo considerato del trattamento di integrazione salariale, pari ad una percentuale del normale stipendio, che a seconda dei casi è a carico del datore di lavoro oppure dello Stato.

Gasparri attacca il PD

Secondo l’ex Ministro delle Telecomunicazioni, in questi giorni si conclude un’epoca. Maurizio Gasparri ritiene ormai conclusa la lunga fase in cui “molti esponenti della sinistra si credevano perfetti” e in cui “ripetevano davanti alo specchio: chi è il più onesto del reame?”.
Le numerose inchieste che hanno fatto tremare i vertici del Partito Democratico costituiscono per il fedelissimo di Gianfranco Fini un punto di svolta.

Si lavora all’alternativa al lodo Alfano

Entro pochi mesi la Corte Costituzionale si esprimerà sulla legittimità del cosiddetto “lodo Alfano”, la norma che sospende i processi nei confronti delle principali cariche dello Stato.

Molti collaboratori del Presidente del Consiglio sono infatti convinti che tale legge rischia di andare contro il principio di uguaglianza dettato dalla Carta fondamentale della Repubblica, e la bocciatura del lodo Alfano segnerebbe la ripresa a Milano del cosiddetto “processo Mills” e di quello sui diritti televisivi, entrambi a carico di Silvio Berlusconi e interrotti nei mesi scorsi. Senza contare, inoltre, il rischio dell’abrogazione in seguito al referendum promosso da Antonio Di Pietro.

Le riforme di Berlusconi

Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi per mantenere salda l’alleanza con Umberto Bossi e la Lega Nord mette in primo piano la riforma per il federalismo fiscale. Negli ultimi giorni il dibattito sulle riforme è stato sempre molto acceso, dapprima con la riforma della scuola, poi con quella dell’università, per arrivare fino a quella della giustizia.

Il federalismo fiscale sembra andare nella direzione giusta, ma ancora la situazione non appare molto chiara e nei prossimi mesi il governo di centro destra dovrà illustrare agli italiani il disegno di legge da approvare in parlamento. Parlamento che però non appare molto in sintonia, ma per garantire delle riforme è utile che tutti i gruppi parlamentari siano in stretta sintonia.

Nasce l’Agenzia per l’Innovazione

Prevista già dalla legge finanziaria per il 2006, è finalmente venuta alla luce l’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione, tenuta a battesimo dal ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta.

L’Agenzia, con sede a Milano e presieduta dal professor Renato Ugo, avrà il compito di valorizzare e facilitare la diffusione capillare fra le piccole e medie imprese delle nuove conoscenze, da concretizzare in brevetti e da applicare su scala nazionale e internazionale.

Poco entusiasmo per il presidenzialismo

Il ritorno di fiamma di Silvio Berlusconi verso il presidenzialismo, annunciato nel corso della conferenza-stampa di fine anno, non ha suscitato eccessivo entusiasmo nel mondo politico, nemmeno da parte dei suoi principali alleati.

Se Bossi arriva a dire: “noi non abbiamo mai pensato al presidenzialismo”, Calderoli ribadisce che “l’unico –ismo che conosco è il federalismo”.

Emerge dunque il timore leghista che il progetto di una profonda modifica dell’assetto istituzionale del Paese potrebbe allontanare il traguardo della riforma federalista, data per imminente.

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