CGIL non firma l’accordo sulla riforma dei contratti

Ieri è stato firmato l’accordo tra il governo e tutte le sigle sindacali principali tranne il sindacato dei lavoratori comunista CGIL guidato da Epifani.

La CGIL non ha voluto firmare l’accordo per la riforma dei contratti di lavoro poichè, a detta di Epifani, tale riforma non compenserebbe il reale andamento dell’inflazione. Tutte le altre sigle sindacali formate da CISL, UIL, UGL, ma anche la confindustria capitanata da Marciagaglia, hanno firmato l’accordo seguendo così l’appello del sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri Letta che invitava le parti a prendere atto della crisi.

Organici carenti, è piena emergenza nelle procure

Si leva dai tribunali di ogni angolo d’Italia il grido di dolore rivolto al ministro Angelino Alfano. La crescita senza freni delle croniche carenze di organico nei palazzi di giustizia stanno portando i tribunali italiani ad una crisi senza precedenti.

Si calcola che i magistrati requirenti dovrebbero essere duemila, ma sono duecentosette i posti vacanti; in ambito giudicante, le carenze di organico ammontano a 386 unità, ma a breve almeno queste dovrebbero essere in gran parte colmate da magistrati nuovi di zecca e freschi di concorso.

Rom e clandestini, l’Italia sotto accusa

Thomas Hammarberg, commissario del Consiglio d’Europa per i diritti umani, non le ha proprio mandate a dire le sue accuse al nostro Paese. Già in alcune occasioni precedenti, il commissario aveva puntato l’indice contro il rischio-xenofobia e la scarsa memoria del rispetto dei diritti umani in Italia; ma, complice una visita nei giorni scorsi ad un campo nomadi presso il quartiere Casilino a Roma, Hammarberg ha trovato nuovi argomenti per rincarare la dose.

Le condizioni abitative dei rom non sono piaciute al commissario, che ha parlato di “condizioni inaccettabili”, per di più “rese ancora peggiori dalla pioggia”.

Immigrati clandestini e bombolette spray

Stanno facendo discutere, per motivi diversi, due novità legislative in tema di sicurezza sul territorio.
Il più volte annunciato emendamento della Lega Nord al Ddl Giustizia che introduce il reato di clandestinità per l’immigrato irregolare è stato approvato dall’aula del Senato.

L’extracomunitario che oltrepassa i nostri confini senza essere dotato di permesso di soggiorno rischierà una multa fra i cinque e i diecimila euro (non il carcere, come previsto in un primo momento).

Il provvedimento è passato fra gli applausi dei senatori del Carroccio, che parlano di “rivoluzione culturale”, ma ha ottenuto le critiche non solo del centrosinistra (che parla di “norma inutile e dannosa”, mentre c’è chi stima in quattrocento milioni di euro l’anno i costi per i relativi processi) ma anche le dure reazioni della Conferenza Episcopale Italiana.

Monta il malumore del Nord

Evocata già anni addietro da Umberto Bossi, ormai la cosiddetta “questione settentrionale” è un tema di carattere trasversale, e nell’agenda politica assume ormai molto più spazio della storica “questione meridionale” che pure si trascina irrisolta dal tempo dell’Unità.
Non sono più, infatti, soltanto gli esponenti leghisti a denunciare la scarsa attenzione delle istituzioni romane verso i problemi e gli interessi delle Regioni più industrializzate del Paese, quando non i veri e propri schiaffi agli interessi e agli obiettivi del Nord.

Non a caso uno dei leader locali più influenti del Partito Democratico, Sergio Chiamparino, preme per costituire un ancora poco chiaro “PD del Nord”. Ma è nella maggioranza di centrodestra che le acque si stanno agitando giorno dopo giorno, nonostante le rassicurazioni quotidiane del premier Silvio Berlusconi.

Monito di Fini al Governo

Al Presidente della Camera Gianfranco Fini non è proprio andata giù, la richiesta della fiducia decisa dalla maggioranza per arrivare in tempi rapidi all’approvazione definitiva della legge di conversione del decreto anticrisi di novembre.

La presenza di poche decine di emendamenti e di un paio di settimane ancora a disposizione prima che il decreto decada hanno fatto ritenere al fondatore di Alleanza Nazionale che la scelta della maggioranza fosse ingiustificata e nociva per l’autonomia e le funzioni istituzionali del Parlamento.
Nel richiedere la fiducia il capogruppo Elio Vito ha parlato di un “omaggio” al lavoro delle commissioni dalle cui stanze è uscito il testo riveduto e corretto del decreto.

Nuove regole per i proprietari di cani (terza parte)

Esistono poi altri obblighi che sono fissati da specifiche norme di legge, e che dunque non sono in alcun modo influenzate dal turnover fra il provvedimento Turco e quello Martini. Ricordiamo quali sono le più importanti.

Innanzitutto, nei primi sessanta giorni dalla nascita oppure nei primi trenta dall’accoglimento nel nucleo familiare di un randagio, il cane deve essere identificato. È infatti obbligatorio registrarlo all’Anagrafe canina, presso la ASL competente per territorio, e imporgli un segno di riconoscimento permanente (un microchip sottocutaneo oppure un tatuaggio).

I cani di piccola dimensione possono viaggiare sul treno solo se tenuti in una gabbietta; quelli medio-grandi possono stare al fianco del padrone ma essere dotati di guinzaglio e museruola.

Nuove regole per i proprietari di cani (seconda parte)

Vediamo dunque un quadro degli obblighi che i proprietari di cani dovranno conoscere a fondo a partire dal 28 gennaio. Innanzitutto, è bene precisare che, venendo meno la black list, tutti i cani saranno parificati: le regole dunque ricadranno indistintamente su chiunque ne possieda uno.

Sarà possibile portare a passeggio Fido senza imporgli la museruola, ma essa dovrà comunque essere tenuta sempre a disposizione, per fronteggiare un’emergenza improvvisa. Sarà però necessario assicurare in ogni momento il cane al guinzaglio, che necessariamente dovrà essere di ridotta lunghezza; si attende un allegato tecnico che indichi con precisione le caratteristiche di tale guinzaglio corto.

Nuove regole per i proprietari di cani (prima parte)

Il prossimo 28 gennaio verrà a scadere un importante provvedimento emanato dall’ex ministro Livia Turco alla fine del 2007, e che non sarà rinnovato: si tratta della norma che imponeva a tutti i proprietari di cani la cui razza è inserita nella cosiddetta “black list” di imporre sempre guinzaglio e museruola all’animale ogni volta che lo si conduce per strada o in uno spazio pubblico, nonché di dotarsi obbligatoriamente di un’assicurazione sulla responsabilità civile.

La black list, per l’esattezza, è un elenco di diciassette razze canine considerate particolarmente aggressive, dai pitbull ai rottweiler fino al dogo argentino, e che non aveva mancato di suscitare le proteste delle associazioni cinofile, che consideravano ingiusto definire pericoloso un cane solo perché appartenente ad una delle razze indicate.

Tassa sul permesso di soggiorno, lo propone la Lega Nord

Sta facendo molto discutere in questi giorni la proposta avanzata da diversi esponenti della Lega Nord per istituire una tassa di cinquanta euro a carico degli extracomunitari che richiedono il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno.
Il gettito andrebbe a favore del Comune di residenza dell’immigrato per sostenere la vigilanza sul territorio.

La misura si accompagnerebbe inoltre ad una seconda: imporre una fidejussione di importo pari ad almeno diecimila euro per gli extracomunitari intenzionati a richiedere il rilascio della partita IVA.
Le ipotesi sono contenute in un emendamento presentato alla Camera dal deputato Claudio D’Amico al decreto anticrisi, della cui conversione si discute in questi giorni.

La riforma della giustizia si farà anche senza la sinistra

Sono queste le parole pronunciate dal premier Silvio Berlusconi intervenuto telefonicamente durante la manifestazione Neveazzurra a Roccaraso comune in provincia dell’Aquila.

Il presidente del consiglio ha affermato che nel nostro paese è doveroso intraprendere una riforma della giustizia e il governo ha i numeri in parlamento per procedere autonomamente senza l’ausilio dell’opposizione anche se, a detta di Berlusconi, il paese avrebbe bisogno di unione in questa fase di legislatura.

Sconto sui mutui con avvio difficile

Fra le misure del DL 185/2008 (il famoso decreto anti-crisi) più apprezzato dalle famiglie, c’è la norma che stabilisce che per i mutui contratti per l’acquisto della prima casa, per tutto il 2009 l’ammontare degli interessi a carico del cittadino non può superare il 4%. Perciò, se il contratto prevede l’utilizzo di un tasso variabile e le oscillazioni sul mercato finanziario fanno sì che l’aliquota applicata a carico del mutuatario salga oltre la soglia indicata, la quota in eccedenza va a carico del bilancio dello Stato.

Il discorso però vale solo per le abitazioni non di lusso e purché i mutui siano stati stipulati entro il 31 ottobre scorso. Occorre inoltre che al momento della firma del contratto il tasso non fosse superiore al 4%, e dunque che l’incremento si sia verificato solamente in seguito.

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