Gli immigrati pagheranno le pensioni

Se è vero, come abbiamo avuto modo di vedere recentemente, che uno dei principali problemi degli italiani è quello della sotto occupazione, rispetto alla tanto deprecata disoccupazione che, per la verità, si ritrova ad essere in linea, se non addirittura inferiore a quella delle altre grandi economie occidentali, allora è vero che, collateralmente parlando, vi sarà, prima o poi, un serio problema di pensioni.

SOTTO OCCUPAZIONE È IL PROBLEMA ITALIANO

La bellezza di pagare le tasse

Molti italiani si dimenticano, a dire il vero molto spesso, non solo dell’importanza di pagare le tasse, bensì anche della bellezza di un tale atto di civiltà che non dovrebbe essere dovuto bensì esperito con gioia.

Ne parliamo oggi poiché, nel corso dell’estate, sarebbero stati divulgati i dati di un’interessante ricerca condotta dalla Banca d’Italia, purtroppo passata sotto tono, che chiedeva, ad un considerevole campione di popolazione, se fosse disponibile a subire un discreto aumento della pressione fiscale.

La risposta, sorprendentemente, è stata, nella maggior parte dei casi, decisamente positiva.

Sotto occupazione è il problema italiano

Si sostiene, ormai da lungo tempo e a gran voce da più parti, come il principale problema italiano, che inficia gli sforzi del governo per il risanamento delle finanze pubbliche, sia quello della disoccupazione.

Si può altresì sostenere, però, come, sebbene la disoccupazione sia un problema certamente non rappresenti il problema che, risolto, potrebbe far tornare a sorridere gli italiani.

5 MILIONI DI DISOCCUPATI IN ITALIA

Povertà dilagante in Italia

Una ricerca condotta dall’Istat e pubblicata nel corso dell’estate avrebbe dimostrato come, in Italia, vi sia un serio problema di povertà dilagante, giunta ormai a sfiorare costantemente l’11% delle famiglie e che non accenna a ridimensionarsi.

Il problema, dunque, è reale e consolidato sebbene si possa dire, a nostro vantaggio, come la situazione sia rimasta invariata, a differenza di quanto avvenuto negli altri paesi europei, anche nel corso della Grande Crisi del post-crack Lehman.

SOCIAL CARD ACLI RILANCIA LA CARTA ACQUISTI

Il Quirinale chiede che si vada al voto anticipato

Ciò che di clamoroso è accaduto ieri non è tanto la decisione, presa in totale autonomia e in totale disaccordo con il proprio ministro delle Finanza, di porre la fiducia sulla questione dell’approvazione del Rendiconto Generale dell’Amministrazione dello Stato, sul quale il governo è stato battuto.

Ciò che di clamoroso è accaduto ieri, ovviamente, non può considerarsi il fatto che il governo, disunito, sia stato battuto e nemmeno che sia stato battuto nell’approvazione di un documento certamente importante ma non fondamentale e considerato alla stregua di una pura formalità, di un atto dovuto.

CORTE DEI CONTI BOCCIA RIFORMA FISCALE

Crisi economica sistemica peggiore del previsto

Nell’odierna audizione di Jean Claude Trichet presso il Parlamento dell’Unione Europea la crisi economica che imperversa sull’Eurozona è stata definita sistemica e decisamente peggiore rispetto alle aspettative.

Secondo l’eminente banchiere centrale, infatti, l’Europa dovrà adesso agire tempestivamente, senza perdere nemmeno un minuto di tempo per evitare che il contagio della crisi dei debiti, già trasmesso, sebbene ancora non se ne vedano gli effetti, ai paesi europei più importanti, non sconfini inesorabilmente andando a colpire gli Stati Uniti d’America e il Giappone, coinvolgendo l’intero globo in una crisi di dimensioni macroscopiche, forse peggiore di quella occorsa in seguito al crack Lehman del 2008, e dal quale sarebbe difficile risollevarsi.

Corte dei Conti boccia riforma fiscale

Luigi Giampaolino, presidente della Corte dei Conti, avrebbe definitivamente bocciato, riferendo oggi sull’argomento presso la commissione Finanza della Camera dei Deputati, il ddl delega al governo per le riforme fiscali e previdenziali che, oltre ad essere impreciso nelle proprie definizioni, è stato giudicato irrealizzabile, poiché eccedente la copertura finanziaria attualmente disponibile, nonché sbagliato, nelle intenzioni date dal legislatore, poiché causerebbe ulteriori rallentamenti alla crescita economica, di cui l’Italia ha un disperato bisogno per il raggiungimento degli ambiziosi target fissati dalla manovra finanziaria 2011, o una vera e propria recessione.

Quando si andrà in pensione

Le riforme che, in queste ultime settimane, hanno interessato le pensioni, stanno preoccupando molti italiani che non sanno più capire quando e, soprattutto con quanto, andranno in pensione. Gli ultimi dati, approssimativi, parlano di età pensionabile spostata anche fino a 70 anni, per alcuni particolari casi e con un ammontare che, secondi alcuni, certo non ripaga di così tanti sforzi e tanta fatica.

Comunque, nell’attesa che la situazione si definisca nella maniera più precisa possibile, cerchiamo di fare ordine nella confusione previdenziale cercando di capire quando e con quale cifra si potrà andare in pensione.

L’Italia tagliata da Fitch

La notizia, in fin dei conti, non è delle più sconvolgenti sebbene, incassare 3 giudizi negativi su 3 nel giro di un mese, non faccia molto piacere.

Era inevitabile, si dirà e, probabilmente, si avrebbe ragione. Si perché dopo il declassamento di Standard&Poor’s, giunto a sorpresa a metà settembre, era ovvio e consequenziale che arrivassero anche i downgrade di Moody’s prima e di Fitch dopo.

MOODY’S HA DECLASSATO L’ITALIA

Uscire dalla crisi grazie ai giovani

“La prima preoccupazione dell’Italia è avviare riforme strutturali che rilancino lo sviluppo e permettano di uscire dalla stagnazione economica”.

Così si è espresso Mario Draghi nel corso del suo intervento, strategicamente intitolato “Giovani e crescita” al convegno dell’Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà in corso di svolgimento a Spoleto per opera del pidiellino Maurizio Lupi.

MONTEZEMOLO INVOCA UN PIANO COMUNE PER LA CRESCITA

L’Italia ha perso la fiducia

Il tema caldo di questi giorni, che sta scuotendo le piazze, le strade i convegni e qualunque altro luogo nei quale si ritrovino politici ed economisti italiani, è sicuramente quello della grave situazione economico-finanziaria nella quale versa il Bel Paese, incapace, nonostante ne abbia i mezzi, di uscire da una crisi che, venissero accantonati i frazionamenti tipici della politica italiana, potrebbe essersi già risolta grazie all’adozione di misure efficaci, condivisibili e condivise dalla totalità delle istituzioni nonché della popolazione.

FITCH VEDE AL RIBASSO IL PIL ITALIANO

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